Chi sono

Il varco

C'è una fessura tra la barriera e l'onda che sta per esplodere. Pochi centimetri d'acqua, non di più. Uno spazio che non dovrebbe esistere e che invece, ogni tanto, l'oceano decide di regalarti.

Lì dentro il tempo si piega. Un secondo che si allunga all'infinito. Ed è lì, in quel varco impossibile, che mi sento a casa.

Ci sono arrivato per caso, la prima volta, a Lanzarote. Una GoPro, una maschera, e un amico da filmare mentre cavalcava un'onda che a me sembrava già enorme. Poi quell'onda ha deciso di rompere proprio addosso a me. Istinto puro: sono andato sotto. Buio. Il boato dell'acqua che si mangia se stessa. E una sensazione che nessuna parola riesce ancora a contenere.

Non me ne sono più andato.

Acqua, sempre diversa

Fotografo quello che mi cattura l'occhio — è la mia unica vera regola. Ma il 90% delle volte, senza quasi deciderlo, torno all'acqua.

Perché l'acqua non ripete mai la stessa frase due volte. Ogni onda è un gesto irripetibile, una scultura che si costruisce e si distrugge nello stesso istante in cui nasce. Fotografarla è rubare qualcosa che nessun altro occhio vedrà mai più, in nessun altro momento della storia.

Il mestiere di aspettare (o di non poterlo fare)

L'alba è la mia luce. Quella che rincorro sempre, anche quando so che non arriverà.

Perché il mare non aspetta e non promette niente. Il vento gira, la mareggiata cambia forma, lo spot decide da solo cosa offrire e cosa no. Non puoi comporre la scena: puoi solo essere pronto per quando la scena si compone da sola.

È una lezione che ho imparato in acqua e che porto fuori: l'energia conta più di quanto pensiamo, e la felicità è soprattutto una questione di come rispondiamo a quello che ci viene incontro. Il mare non lo decidi. Come lo affronti, sì.

Perché stampo

Una parete può fare quello che fa l'oceano: rallentarti. Restituirti un attimo di silenzio — quello vero, non quello che manca sott'acqua.

Per me una stampa è terapia visiva prima ancora che oggetto d'arredo. Un promemoria appeso, silenzioso, che ti ricorda di uscire, di tornare fuori, di stare più tempo dentro la natura invece che a guardarla da uno schermo.

Il file digitale non è mai stato il punto. Il punto è la carta, la texture sotto le dita, gli occhi di qualcuno che ogni giorno si fermano un secondo su quell'onda che io ho visto una volta sola. Se una mia foto riesce a rubare anche un solo istante di pace alla giornata di qualcuno, ha fatto esattamente quello per cui esiste.

La rotta finora

Quasi dieci anni di scatti, quasi altrettanti passati a non promuovere nulla — le foto hanno viaggiato più di quanto abbia mai spinto io. Mi hanno portato in California, Portogallo, Spagna, Maldive, Marocco, e su ogni onda surfabile d'Italia, da nord a sud.

Ho collaborato con riviste e progetti legati al surf, filmato professionisti, esposto alcune stampe alla Nuvola di Fuksas a Roma durante il Motor City Show e in altre piccole mostre sparse per il paese. Lavoro con On The Hunt, il progetto di viaggi surf di Roberto D'Amico.

Portati a casa un pezzo di varco

Se anche una sola di queste immagini ti ha fatto sentire, per un secondo, quello che sento io in quello spazio impossibile sotto l'onda — le trovi qui sotto, pronte per una parete che le aspetta.

Kornal